Per Confindustria Romagna la ripresa c’è: +6%

Si è svolto venerdì 17 settembre al teatro Novelli di Rimini il workshop “Capitali e idee per il rilancio. Il ruolo dei mercati finanziari e le opportunità per le imprese nel PNRR”, promosso da Confindustria Romagna.  Tanti i temi al centro del dibattito con un unico filo conduttore: capire come stanno vivendo il momento le più grandi imprese della Romagna.

Un confronto prezioso grazie alla presenza di molti relatori d’eccezione, tra cui Maurizio Rocca (Direttore Sede di Bologna – BANCA D’ITALIA), il vicepresidente nazionale di Confindustria con delega al credito, Emanuele Orsini.

Tra gli ospiti anche Andrea Crovetto​, presidente di ItaliaFintech dal 2020 e CEO di Azimut Direct, quest’ultima nata di recente dall’accordo tra il Gruppo Azimut e Epic SIM, la prima piattaforma fintech dedicata all’economia reale per formare un ponte tra PMI e investitori professionali.

E’ emerso con chiarezza che la ripresa economica in Italia sta dando i primi segnali per le imprese e che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sarà uno strumento fondamentale in grado di fare davvero la differenza, ma a una sola condizione: che imprese e istituzioni sappiano lavorare bene insieme in questa fase straordinaria dove gli interessi del pubblico e del privato si fondono.  

Andrea Crovetto ha voluto ricordare cosa c’è dietro al mondo del fintech. Aziende che usano  la tecnologia in modo massiccio per essere più efficienti a beneficio del cliente. Un’opportunità data dalla tecnologia ma anche dalla regolazione.

Il fintech può giocare un ruolo molto importante in questa fase. Lo dimostrano anche i numeri. Nel 2019 i finanziamenti alle imprese da parte del fintech sono stati 350 milioni. L’anno scorso nonostante la pandemia sono stai 1,6 miliardi e quest’anno fino a giugno hanno già superato tale soglia. C’è una crescita di 3-4 volte ogni anno.

Il fintech – ha ricordato Crovetto – è di complemento alla banca tradizionale specialmente su alcuni ambiti. In primis la finanza strategica (equity), quindi nei progetti di lungo termine dell’imprenditore che incontrano sempre di più il risparmio dei fondi che hanno pazienza e di guardare lontano.

Il fintech permette di analizzare molto rapidamente le aziende e abbassare il livello di sfiducia che spesso hanno separato i fondi dalle singole imprese.

AIM Italia: + 36% da inizio anno con 19 IPO.

In Italia il numero di piccole e medie imprese (PMI) quotate in borsa è modesto sia rispetto al totale delle imprese, sia rispetto agli altri Paesi europei.

Eppure, secondo un recente studio ‘pre Covid’ di Banca d’Italia, nel nostro Paese sarebbero 2800 le PMI “quotabili”.

Il dato storico mostra un dato interessante. Tra il 2009 e il 2019 sui mercati di Borsa Italiana si sono quotate 237 nuove imprese, di cui oltre i tre quarti sul listino AIM Italia, che è proprio il segmento di mercato dedicato alle imprese più piccole ma con alto potenziale di crescita.

Su 19 IPO su AIM Italia nel 2021 ben 10 sono le società italiane approdate su questo listino alternativo e ambizioso: Vantena Smart (società d’Information Technology riuscita nel tempo sia ad affermarsi nel mercato della Cybersecurity – ISIN Vantea SMART  IT0005433765), Almawave (azienda leader nell’intelligenza artificiale e nell’analisi del linguaggio naturale – ISIN Almavawe IT0005434615), Casasold (operativa nel settore immobiliare tradizionale e specializzata in ristrutturazioni di vecchi appartamenti e uffici – ISIN Casasold IT0005437113), A.B.P. Nocivelli (attiva nei servizi di Facility Management per impianti tecnologici, meccanici ed elettrici – ISIN A.B.P. NOCIVELLI S.p.A.IT0005439861), Reevo (cloud provider focalizzato sui servizi di infrastruttura, archiviazione e cyber security – ISIN Reevo IT0005438038), Jonix (progetta, produce e commercializza dispositivi per la sanitizzazione dell’aria indoor –  ISIN Jonix S.p.A IT0005442741), G Rent (operativa nel servizio di noleggio a lungo termine di auto e furgoni – ISIN G Rent IT0005445108 ) nel primo semestre.

Poi ancora, nel secondo semestre: Aton Green Storage (tra le prime aziende italiane attive nel mercato dell’ingegnerizzazione e produzione di sistemi di accumulo per impianti fotovoltaici – ISIN Aton Green Storage IT0005449464), Meglioquesto (comparatore di offerte online nel settore dei servizi – ISIN Meglio Questo IT0005450173), Spindox (attiva nell’ICT (Information & Communication Technology – ISIN Spindox IT0005449522).

I dati ci dicono che la tendenza è positiva. Il capitale complessivo raccolto nei primi 5 mesi 2021 su AIM Italia è stato pari a 62,6 milioni di euro, con una raccolta media di 6,92 milioni di euro (+21,37% rispetto allo stesso periodo 2020).

In questi giorni l’indice AIM si trova intorno quota 10 mila punti e il progresso da inizio 2021 di AIM è pari al 36%. Nel decennio 2009-2019 sono state oltre 170 società che vi hanno debuttato. Un mercato davvero interessante per investire nell’economia reale del nostro Paese.

Investire nel digitale ‘made in Italy’ con gli Eltif

Gli ELTIF (European long term investment fund) sono ancora poco utilizzati e di nicchia, ma ci sono novità in arrivo. Questa categoria di fondi è stata introdotta a livello europeo nel 2015.  Si tratta di fondi chiusi che hanno durate lunghe (6-8 anni e oltre) e investono in piccole e medie imprese non quotate.

Per fare un esempio, in Azimut abbiamo AZ ELTIF – ALIcrowd istituito da Azimut Investments SA e gestito in delega da Azimut Libera Impresa. E’ nato proprio con l’obiettivo di consentire agli investitori privati di partecipare alla crescita delle più interessanti startup e PMI innovative italiane protagoniste dello sviluppo tecnologico industriale del nostro Paese. Il fondo di venture capital ALIcrowd ha una  durata pari a 8 anni e un patrimonio di 25 milioni di euro.

Proprio nei giorni scorsi è stata riresa da tutti i media specializzati, la notizia della collaborazione tra ALIcrowd e Mamacrowd, la più importante piattaforma italiana per investimenti in equity crowdfunding; partnership che è entrata nel vivo con il primo co-investimento da parte di ALIcrowd di 1 milione di euro su Fessura, pmi innovativa marchigiana che sta rivoluzionando il mondo delle calzature.

Una notizia che non può certo passare inosservata all’investitore evoluto attento a chi affidare i propri capitali.

Il team di analisti che ha presentato al comitato di ALICrowd l’investimento in Fessura, lo ha fatto dopo avere vagliato attentamente tutta una serie di candidature scegliendo solo quelle ritenute in linea con gli interessi degli investitori.

A fare la differenza nei fondi chiusi di venture capital è proprio il lavoro di selezione per individuare le aziende giuste sulle quali investire per trovare quelle che, con ogni probabilità, avranno performance decisamente superiori alla media di altre imprese italiane che hanno un approccio troppo indeciso, ad esempio, sull’uso delle tecnologie ICT.

Come scrivevo in apertura di articolo, gli ELTIF sono strumenti ancora poco utilizzati e il futuro è in evoluzione. Le ultime stime parlano di una raccolta ELTIF in Italia per l’anno in corso di  2 miliardi di euro, nulla rispetto alla grande liquidità presente in Italia.

Il fatto di essere chiusi e illiquidi non li rende certamente adatti a tutti. Ed è per questo che vanno inseriti sulla base di una corretta pianificazione finanziaria. Molto dipenderà anche da come l’industria del risparmio gestito li saprà proporre. Per ora sono un mercato di nicchia, sicuramente sono fondi per la clientela private e benestante (HNWI).

A livello europeo, EFAMA, l’European Fund and Asset Management Association, certifica che in UE ne sono stati istituiti circa 28, sempre con masse in gestione mediamente inferiori a due miliardi di euro. Numeri che attestano come il regolamento ELTIF non abbia ancora raggiunto l’obiettivo di stimolare gli investimenti europei a lungo termine nell’economia reale.

Anche per questo motivo nel febbraio scorso l’ESMA, l’autorità di regolamentazione dei mercati mobiliari dell’UE, ha interpellato la Commissione europea sulla revisione del regolamento degli ELTIF in ben quattro aree: beni e investimenti ammissibili, processo di autorizzazione, composizione e diversificazione del portafoglio, riscatti, prospetto e informativa sui costi. La proposta legislativa della Commissione è attesa per il terzo trimestre 2021.

Capitali privati, Pmi non quotate ed economia reale, ecco i dati 2020.

Le soluzioni d’investimento legate all’economia reale in Azimut hanno assunto un ruolo crescente.

Si tratta di soluzioni che hanno come obiettivo la ricerca di un rendimento decorrelato rispetto all’andamento del mercato.

Eccone alcuni in questo periodo sottoscrivibili e che fanno parte della vasta gamma di investimenti alternativi di Azimut:

  1. AZ Eltif – Digital Lending e Azimut Private Debt Multistrategy (Private debt)
  2. AZ Eltif – Peninsula Tactical Opportunity (Private equity)
  3. Az Fund 1 Az Equity – Future Opportunities (Liquid Alternative)

Come sta andando il settore del Private Equity e del Private Debt in Italia? I principali protagonisti hanno di recente raccontato che cosa sta accadendo sul mercato riportando tutto sulla piattaforma online K4G, nata per iniziativa di AIFI (Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt) da cui ho tratto alcuni dati salienti.

Un settore sempre più monitorato e con dati attendibili in particolare dal 2016 da quando cioè la raccolta dei dati che si riferiscono al mercato italiano del private equity e venture capital è realizzata attraverso il database, “European Data Cooperative – EDC” che è omune alle principali associazioni di categoria europee.

Private Equity, Venture Capital e Private Debt. I dati 2020.

Nel corso del 2020 gli operatori italiani hanno raccolto 2,6 miliardi di euro contro gli 1.6 dell’anno precedente. Gli operatori che hanno fatto attività di raccolta sono stati 27, contro i 22 del 2019.

Interessante entrare nel merito della tipologia di operazioni realizzate. Al primo posto c’è l’early stage (la primissima fase di una start up “in fase pre-money” che sta ancora lavorando allo sviluppo del suo primo prodotto); segue il leveraged buyout (acquisto a debito di quota di maggioranza di una società); le operazioni di expansion sono state 40.

In termini di ammontare, invece, i buy out hanno continuato a rappresentare il comparto del mercato verso il quale è confluito la maggior parte delle risorse: (4.4 miliardi), seguiti dagli investimenti in infrastrutture (1,3 miliardi) e dal segmento dell’early stage (378 milioni).

Tutti dati che confermano la tendenza positiva del settore. Grazie a chi investe nei mercati dei capitali privati, le piccole e medie imprese possono accedere a forme di finanziamento alternative al classico canale bancario e utilizzare al meglio queste risorse per crescere, innovare e internazionalizzarsi. Un processo veramente virtuoso che mette in comunicazione diretta capitali privati, Pmi non quotate ed economia reale.