Il fintech in Italia cresce con Azimut Marketplace

Per l’imprenditore italiano che vuole crescere tramite i servizi del fintech italiano mancava un’unica porta di accesso. Ci ha pensato Azimut con Azimut Marketplace. Ecco gli ingredienti di questa nuova realtà:

  • Azimut Direct, la fintech del Gruppo Azimut
  • October (Instant lending)
  • Workinvoice (soluzioni digitali)
  • Ebury (soluzioni di gestione dei flussi di cassa a livello internazionale)
  • Satispay (pagamenti digitali)
  • Amazon (servizi per le imprese)

Il risultato è Azimut Marketplace, innovativa realtà fintech che applica il modello delle piattaforme elettroniche ai servizi digitali per le piccole e medie imprese. La piattaforma è già attiva ed è già stata testata con oltre duecento aziende registrate.

Per Azimut si tratta di essere coerente con l’impegno preso, quello di essere di sostegno alle PMI e all’economia reale. Iniziative che hanno già consentito ad Azimut di raccogliere 3,5 miliardi di euro tra prodotti di private equity, private debt, venture capital e real estate in parte già investiti in circa 200 aziende, di cui 120 in Italia e 80 nel mondo.

Per dare un’idea degli impatti del fintech, basti pensare che la Banca Mondiale e l’FMI hanno lanciato il documento Bali Fintech Agenda già nell’ottobre 2018.

Come sempre alcuni dati per comprendere quanto fermento c’è nel settore fintech.

Se guardiamo il numero di startup fintech in Italia, le startup sono state 16 nel 2011, 199 nel 2015 e un totale di 345 startup nel 2019. Poi è arrivata la pandemia di Coronavirus che ha sconvolto l’intero ecosistema finanziario.

Molte aziende hanno dovuto ripensare i propri modelli operativi, e anche i più reticenti al cambiamento hanno dovuto agire rapidamente per affrontare la sfida del COVID-19. Ecco che i servizi Fintech, quelli più semplici come i pagamenti digitali e i prestiti alternativi, hanno avuto un notevole impulso.

A che punto siamo con la Blockchain in Italia?

La Blockchain in Italia sta uscendo dalla fase più ‘mediatica’ e si appresta a diventare un settore più maturo. Le opportunità da sfruttare sono enormi perché ancora oggi solo il 37% delle grandi aziende, e il 20% delle PMI italiane, conoscono queste tecnologie.

Nel 2020, nonostante lo shock da Covid-19, ci sono stati molti sviluppi per quanto riguarda la regolamentazione. In ambito europeo, è stato presentato il Digital Finance Package, elaborato dalla Commissione Europea; nell’ambito delle istituzioni pubbliche, esiste l’European Blockchain Service Infrastructure (Ebsi), un’infrastruttura già condivisa tra i 28 Paesi UE per supportare la condivisione affidabile di dati.

Che Big Data e Intelligenza Artificiale siano il futuro è ormai noto a tutti. Così come è evidente il fatto che per le aziende l’approccio tech-first è l’unico possibile, soprattutto nell’ambito dei servizi finanziari.

Ma torniamo alla Blockchain per capire a che punto siamo con Blockchain in Italia partendo dai risultatidell’ultima ricerca dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano.

I paesi più attivi nella Blockchain sono Stati Uniti: 72 i progetti avviati negli ultimi cinque anni. Segue la Cina, con 35 casi, Giappone (28), Australia (23) e Corea Del Sud (19). L’Italia per la Blokchain resta nella top ten dei paesi con più iniziative con 18 casi. Tutto questo nonostante la frenata degli investimenti delle aziende (23 milioni di euro nel 2020), il 23% in meno rispetto al 2019.

Sarà interessante tenere d’occhio gli sviluppi della Blockchain in Italia mentre la grande tecnologia affronta le questioni normative a lungo termine e potenzialmente si sposta nei mercati in via di sviluppo.

Gli aspetti principali legati alle tecnologie blockchain nel settore finanziario riguardano anche le banche tradizionali che stanno scoprendo ancora il vero potenziale dei Big Data.

Tra gli elementi operativi che attirano di più l’attenzione delle società abbiamo:

  1. Sicurezza e riduzione delle frodi.
  2. Creazione di piattaforme di trading più efficienti come ad esempio piattaforme di crowdfunding e prestito peer-to-peer veloci ed economiche.
  3. Possibilità per le banche di operare ininterrottamente 24 ore al giorno.

Quali saranno quindi le società finanziarie più promettenti per il futuro? Sicuramente quelle più innovative e che già nel decennio scorso hanno puntato sul digitale. Le stesse che oggi stanno facilmente superando le sfide che il COVID 19 ci ha lanciato. Quello che stiamo vedendo in ambito Robotic Process Automation (RPA), Blockchain, Chatbots e Biometria è solo l’inizio di un megatrend.

Fintech e blockchain per Azimut sono già una realtà da quando nel marzo scorso è stato lanciato a livello mondiale l’innovativo Azim, il primo Security Token Offering (emesso in collaborazione con Sygnum Bank) costituito da un portafoglio di 5 milioni di euro di prestiti a PMI italiane cartolarizzati digitalmente.

Azimut, che ha 70 miliardi di masse in gestione di cui un terzo fuori dall’Italia, ha chiuso il 2020 con il miglior utile netto della sua storia, pari a 382 milioni di euro con un dividendo di 1 euro per azione come nel 2019.

Insurtech, EduTech e Fintech: tre aspetti e un mega trend tutto da cavalcare

Secondo una recente stima di Statista, nel 2024 il numero di utenti con dispositivi mobili in tutto il mondo sarà di 7,41 miliardi.

Sempre più intelligenti e connessi grazie a 5G e Intelligenza Artificiale (AI), gli smartphone sono solo la ‘punta dell’iceberg’ di quello che è il principale mega trend a livello mondiale, il mega trend dell’hi-tech, legato alla fornitura di servizi IT, in particolare tecnologie cloud ed edge computing.

Perché investire nel mega trend hi-tech?

L’industria di riferimento è quella della tecnologia e delle telecomunicazioni che si sta muovendo a un ritmo così veloce che la trasformazione digitale all’interno delle aziende e dell’economia sarà totale.

Nei giorni scorsi il presidente del Consiglio Mario Draghi ha illustrato i punti cardine del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Non a caso la prima missione riguarda proprio i temi della digitalizzazione, innovazione e competitività.

Solo in Italia le risorse destinate a questa missione sono quasi 50 miliardi, di cui 41 finanziati con il dispositivo europeo e 8,5 con il Piano complementare nazionale (27% del totale).

L’obiettivo è chiaro.

Promuovere e sostenere la trasformazione digitale e l’innovazione del sistema produttivo nel nostro Paese con una deadline al 2027.

Cosa fare da adesso al 2027?

La risposta è sicuramente questa: investire in fondi in grado di selezionare le migliori aziende high-tech presenti negli Stati Uniti e nel resto del mondo.

Si tratta di un universo vastissimo: ci sono aziende focalizzate sulla ricerca, sviluppo e vendita di hardware e software. Comprende giganti come Apple, Microsoft, Amazon e una miriade di giovani in rapida crescita che vogliono cavalcare la grande onda del mega trend dell’hi-tech e che solo un team di gestori professionisti è in grado di selezionare.

Il settore tecnologico è stato uno dei principali motori dei guadagni complessivi in molti mercati azionari del mondo e non c’è ombra di dubbio che si tratta di un trend tutt’altro che esaurito.

Basti pensare all’EduTech, la didattica online.

I numeri: 2,2 miliardi di dollari incassati dalle stelle dell’EduTech statunitense, ma sono 16 i miliardi di finanziamenti a livello mondiale, con Paesi emergenti come Cina e India che pesano addirittura per il 77% del totale secondo stime di HolonIQ.

Per il Fintech un dato su tutti: nel mondo ci sono 1,7 miliardi di persone adulte escluse dai servizi finanziari. Cosa succederà quando vi entreranno?

Infine l’Insurtech che invece sta andando a creare tutto un nuovo settore dove c’è un’assicurazione intelligente, ottimizzata ed efficiente grazie all’innovazione tecnologica.

Insomma, c’è un mondo che verrà, e arriverà molto presto. Quello che vediamo è sicuramente solo l’inizio.