Blockchain e criptovalute: superati i 1000 miliardi

Superata quota mille miliardi. Tanto vale oggi il mercato delle “criptovalute” (Bitcoin è stata la prima) divenute a tutti gli effetti una nuova asset class parte dell’ecosistema della blockchain che come sappiamo è già virtualmente in quasi tutti i principali settori dell’economia reale, non solo nel fintech.

La blockchain sarà la prossima rivoluzione digitale? Vediamo i numeri.

Il mercato globale della blockchain dovrebbe raggiungere i 56,7 miliardi di dollari entro il 2026 dai 6,0 miliardi di dollari del 2021 con un tasso di crescita annuale composto del 56,9%. Sono dati che sono stati di recente pubblicati su Research and Markets, il più grande store online al mondo di ricerche di mercato. 

La blockchain, che letteralmente significa “catena di blocchi”, permette di trasferire e registrare informazioni in modo sicuro e in tempo reale senza bisogno di intermediari o di conferme manuali, è un’opportunità enorme. Un trend che la pandemia ha accelerato, si stima, di due-tre anni e sarà un mercato impossibile da ignorare. Per un motivo molto semplice: la blockchain sarà fondamentale per le imprese. Si vedono già applicazioni in aree come la sanità, la filiera retail e l’industria alimentare.

I giornalisti di Forbes hanno di recente stilato una classifica con più di 100 grandi aziende che si sono lanciate attivamente nel business della blockchain. Ecco le prime tre: Allianz SE (Germania), Amazon (Usa), Anheuser-Busch Inbev (Belgio).

Come investire nella blockchain? Gli strumenti finanziari per investire sono sicuramente i fondi e gli ETF che possiedono azioni di società che hanno operazioni commerciali nella tecnologia blockchain o ne traggono profitto in qualche modo.

Per trovare il migliore ETF sulla blockchain è necessario analizzare con grande attenzione il settore avvalendosi del supporto dei professionisti del settore, per poterli confrontare correttamente senza farsi troppo attirare solo dal rendimento passato. I criteri sono ben altri come ad esempio la dimensione del fondo, i costi e il metodo di replica e, ovviamente, la data di riferimento per misurare le performance in modo omogeneo.

A che punto siamo con la Blockchain in Italia?

La Blockchain in Italia sta uscendo dalla fase più ‘mediatica’ e si appresta a diventare un settore più maturo. Le opportunità da sfruttare sono enormi perché ancora oggi solo il 37% delle grandi aziende, e il 20% delle PMI italiane, conoscono queste tecnologie.

Nel 2020, nonostante lo shock da Covid-19, ci sono stati molti sviluppi per quanto riguarda la regolamentazione. In ambito europeo, è stato presentato il Digital Finance Package, elaborato dalla Commissione Europea; nell’ambito delle istituzioni pubbliche, esiste l’European Blockchain Service Infrastructure (Ebsi), un’infrastruttura già condivisa tra i 28 Paesi UE per supportare la condivisione affidabile di dati.

Che Big Data e Intelligenza Artificiale siano il futuro è ormai noto a tutti. Così come è evidente il fatto che per le aziende l’approccio tech-first è l’unico possibile, soprattutto nell’ambito dei servizi finanziari.

Ma torniamo alla Blockchain per capire a che punto siamo con Blockchain in Italia partendo dai risultatidell’ultima ricerca dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano.

I paesi più attivi nella Blockchain sono Stati Uniti: 72 i progetti avviati negli ultimi cinque anni. Segue la Cina, con 35 casi, Giappone (28), Australia (23) e Corea Del Sud (19). L’Italia per la Blokchain resta nella top ten dei paesi con più iniziative con 18 casi. Tutto questo nonostante la frenata degli investimenti delle aziende (23 milioni di euro nel 2020), il 23% in meno rispetto al 2019.

Sarà interessante tenere d’occhio gli sviluppi della Blockchain in Italia mentre la grande tecnologia affronta le questioni normative a lungo termine e potenzialmente si sposta nei mercati in via di sviluppo.

Gli aspetti principali legati alle tecnologie blockchain nel settore finanziario riguardano anche le banche tradizionali che stanno scoprendo ancora il vero potenziale dei Big Data.

Tra gli elementi operativi che attirano di più l’attenzione delle società abbiamo:

  1. Sicurezza e riduzione delle frodi.
  2. Creazione di piattaforme di trading più efficienti come ad esempio piattaforme di crowdfunding e prestito peer-to-peer veloci ed economiche.
  3. Possibilità per le banche di operare ininterrottamente 24 ore al giorno.

Quali saranno quindi le società finanziarie più promettenti per il futuro? Sicuramente quelle più innovative e che già nel decennio scorso hanno puntato sul digitale. Le stesse che oggi stanno facilmente superando le sfide che il COVID 19 ci ha lanciato. Quello che stiamo vedendo in ambito Robotic Process Automation (RPA), Blockchain, Chatbots e Biometria è solo l’inizio di un megatrend.

Fintech e blockchain per Azimut sono già una realtà da quando nel marzo scorso è stato lanciato a livello mondiale l’innovativo Azim, il primo Security Token Offering (emesso in collaborazione con Sygnum Bank) costituito da un portafoglio di 5 milioni di euro di prestiti a PMI italiane cartolarizzati digitalmente.

Azimut, che ha 70 miliardi di masse in gestione di cui un terzo fuori dall’Italia, ha chiuso il 2020 con il miglior utile netto della sua storia, pari a 382 milioni di euro con un dividendo di 1 euro per azione come nel 2019.