Paesi Emergenti: l’analisi di Bloomberg sulla crescita nei prossimi 12 mesi.

Ishika Mookerjee, Farah Elbahrawy e Filipe Pacheco il 5 giugno scorso hanno firmato un articolo su Bloomberg spiegando perché i mercati azionari dei paesi emergenti sono pronti a crescere fino al 20% nei prossimi 12 mesi, performando meglio rispetto ai mercati delle economie sviluppate.

Secondo gli autori, il segnale c’è già in quanto il mese scorso (maggio 2021), per la prima volta da gennaio, il MSCI Emerging Markets (che segue i titoli azionari dei paesi emergenti) ha sovraperformato l’indice MSCI World (che replica i titoli azionari dei paesi sviluppati).

Gli analisti vedono l’indice MSCI EM scambiato a 14 volte gli utili, mentre nelle nazioni sviluppate il multiplo ha una valutazione di circa 20.

A sostenere la tesi di fondo, c’è il ragionamento relativo al miglioramento della crescita economica globale post-pandemia che, secondo gli autori, rende più attrattive le azioni dei paesi in via di sviluppo.

Conosciamo meglio questo indice. L’indice MSCI EM rappresenta le grandi e medie imprese in 27 paesi dei mercati emergenti. Con 1.424 componenti, l’indice copre circa l’85% della capitalizzazione di mercato.

Lanciato il 1° gennaio 2001, nel recente passato l’indice ha toccato un minimo importante a marzo 2020 introno quota 750 punti ed attualmente  si attesta in area 1300 punti. Il peso dei vari settori è il seguente: ICT (20.39%), Finanziari (18.32%), beni di consumo discrezionali1(6.85%), Servizi di Comunicazione (11.36%), Materiali (8.69%),  Beni di consumo di base (5.74%), Health Care (4.98%), Energy (4.85%), Industria (4.68%), Immobiliare (2.13%), Utilities (2%).

Non era così in passato. Basti pensare che nel 2010 i settori della tecnologia, dei beni di consumo voluttuari e delle comunicazioni rappresentavano complessivamente il 27%!

Per quanto riguarda l’esposizione nei vari paesi, il peso del MSCI EM è il seguente: Cina (37.59%), Taiwan (13.87%), Corea del Sud (13.04%), India (9.96%), Brasile (4.97%) e altri (20.56%).

I rendimenti 2021 in euro a un anno di moltissimi fondi che investono nei paesi emergenti in hanno rendimenti rilevanti, ben oltre il 50%.

I mercati emergenti sono un’opportunità? La risposta è affermativa, ed è così da molto tempo. Si tratta di mercati che sono cambiati rispetto al passato e oggi sono catalizzatori di numerose opportunità in diversi settori.

Il Gruppo Azimut per rispondere a questo tipo di esigenza, ha scelto di creare una gamma di prodotti che mirano ad investire  in  economie emergenti e/o in rapido sviluppo sfruttando l’esperienza dei team di gestione che operano in loco. L’approccio è ‘geografico’ con investimenti attivi in azioni in forte crescita emesse da società che hanno sede principale e/o che svolgono una parte significativa delle loro attività economiche nei singoli paesi.

Le soluzioni ‘geografiche’ di Azimut sono:

    AZ Fund 1 – AZ Equity – China 

    AZ Fund 1 – AZ Equity – Asean

    AZ Equity – Brazil Trend

    AZ Equity – Emerging Latin America

    AZ Fund 1 – AZ Equity – Egypt

    AZ Fund 1 – AZ Allocation – Turkey

Si tratta di comparti lussemburghesi di Azimut Investments S.A., la società che ha istituito AZ Fund 1 e AZ Multi Asset, che complessivamente offrono agli investitori circa 100 comparti.

Mercati Emergenti a sconto

Secondo una recente analisi di JPMorgan Asset Management le aziende che compongono l’indice MSCI Emerging Markets il 24 Agosto trattavano a 1.28 volte il loro patrimonio netto (valore di libro/book value), un valore molto basso che nel caso di aziende non finanziarie è come quasi aspettarsi il loro fallimento.
Questo ratio è al di sotto del minimo raggiunto durante la crisi finanziaria del 2008, un livello minimo toccato negli ultimi 20 anni solo altre due volte: settembre 2001 e nell’ottobre 1998.

Immagine 1

Dato che dal 1989 i mercati emergenti sono stati così a sconto solo nel 3% del tempo, è il caso di iniziare a prendere in considerazione questa asset class.
Come abbiamo visto nel post “Le preferenze dei gestori mondiali ad Agosto” il “sentiment” sui mercati emergenti è molto pessimista, sui livelli di precedenti crisi.

JPMorgan AM ha anche analizzato il risultato che gli investitori hanno avuto a distanza di 12 mesi dopo l’acquisto di azioni emergenti agli attuali livelli di Price/book ratio. In tutti i casi degli ultimi 20 anni gli investitori avrebbero beneficiato di performance superiori al 50%.

Immagine 2

Per gli investitori che hanno comprato l’MSCI Emerging Markets con il Price/Book ratio a 1.3 il risultato è stato del +49%, mentre l’acquisto del MSCI Asia Pacific ex-Japan, con lo stesso rapporto, ha dato un ritorno del +64%.

Dobbiamo quindi buttarci a comprare subito azioni emergenti? Non proprio.
Ad esempio l’MSCI Asia Pacific ex-Japan, nelle 4 volte in cui il suo Price/book ratio è sceso sotto 1.3 (Agosto 1998 a 0.94, Settembre 2001 a 1.19, Marzo 2003 a 1.22 e Febbraio 2009 a 1.23), continuò a scendere ancora un po’ (circa 1 mese) prima di iniziare il rally.
La migliore strategia potrebbe essere quella di comprare a rate, diluendo il rischio “timing”, fino alla quota di capitale stabilita.
In ogni caso chi vuole inserire nel proprio portafoglio quest’asset class non lo deve fare con l’ottica temporale di 10 settimane o 10 mesi ma quella di 10 anni.
Se non si ha a disposizione il giusto tempo, oltre ad un’elevata propensione al rischio (volatilità), l’operazione è sconsigliata.

Concludo con una famosa frase di John Templeton (fondatore dell’omonima società di gestione): La gente mi chiede sempre dove le previsioni sono buone, ma è la domanda sbagliata. La domanda giusta è: dove le previsioni sono più misere?
Bene, ora le previsioni più misere sono sui paesi emergenti.