Investire nel digitale ‘made in Italy’ con gli Eltif

Gli ELTIF (European long term investment fund) sono ancora poco utilizzati e di nicchia, ma ci sono novità in arrivo. Questa categoria di fondi è stata introdotta a livello europeo nel 2015.  Si tratta di fondi chiusi che hanno durate lunghe (6-8 anni e oltre) e investono in piccole e medie imprese non quotate.

Per fare un esempio, in Azimut abbiamo AZ ELTIF – ALIcrowd istituito da Azimut Investments SA e gestito in delega da Azimut Libera Impresa. E’ nato proprio con l’obiettivo di consentire agli investitori privati di partecipare alla crescita delle più interessanti startup e PMI innovative italiane protagoniste dello sviluppo tecnologico industriale del nostro Paese. Il fondo di venture capital ALIcrowd ha una  durata pari a 8 anni e un patrimonio di 25 milioni di euro.

Proprio nei giorni scorsi è stata riresa da tutti i media specializzati, la notizia della collaborazione tra ALIcrowd e Mamacrowd, la più importante piattaforma italiana per investimenti in equity crowdfunding; partnership che è entrata nel vivo con il primo co-investimento da parte di ALIcrowd di 1 milione di euro su Fessura, pmi innovativa marchigiana che sta rivoluzionando il mondo delle calzature.

Una notizia che non può certo passare inosservata all’investitore evoluto attento a chi affidare i propri capitali.

Il team di analisti che ha presentato al comitato di ALICrowd l’investimento in Fessura, lo ha fatto dopo avere vagliato attentamente tutta una serie di candidature scegliendo solo quelle ritenute in linea con gli interessi degli investitori.

A fare la differenza nei fondi chiusi di venture capital è proprio il lavoro di selezione per individuare le aziende giuste sulle quali investire per trovare quelle che, con ogni probabilità, avranno performance decisamente superiori alla media di altre imprese italiane che hanno un approccio troppo indeciso, ad esempio, sull’uso delle tecnologie ICT.

Come scrivevo in apertura di articolo, gli ELTIF sono strumenti ancora poco utilizzati e il futuro è in evoluzione. Le ultime stime parlano di una raccolta ELTIF in Italia per l’anno in corso di  2 miliardi di euro, nulla rispetto alla grande liquidità presente in Italia.

Il fatto di essere chiusi e illiquidi non li rende certamente adatti a tutti. Ed è per questo che vanno inseriti sulla base di una corretta pianificazione finanziaria. Molto dipenderà anche da come l’industria del risparmio gestito li saprà proporre. Per ora sono un mercato di nicchia, sicuramente sono fondi per la clientela private e benestante (HNWI).

A livello europeo, EFAMA, l’European Fund and Asset Management Association, certifica che in UE ne sono stati istituiti circa 28, sempre con masse in gestione mediamente inferiori a due miliardi di euro. Numeri che attestano come il regolamento ELTIF non abbia ancora raggiunto l’obiettivo di stimolare gli investimenti europei a lungo termine nell’economia reale.

Anche per questo motivo nel febbraio scorso l’ESMA, l’autorità di regolamentazione dei mercati mobiliari dell’UE, ha interpellato la Commissione europea sulla revisione del regolamento degli ELTIF in ben quattro aree: beni e investimenti ammissibili, processo di autorizzazione, composizione e diversificazione del portafoglio, riscatti, prospetto e informativa sui costi. La proposta legislativa della Commissione è attesa per il terzo trimestre 2021.

Capitali privati, Pmi non quotate ed economia reale, ecco i dati 2020.

Le soluzioni d’investimento legate all’economia reale in Azimut hanno assunto un ruolo crescente.

Si tratta di soluzioni che hanno come obiettivo la ricerca di un rendimento decorrelato rispetto all’andamento del mercato.

Eccone alcuni in questo periodo sottoscrivibili e che fanno parte della vasta gamma di investimenti alternativi di Azimut:

  1. AZ Eltif – Digital Lending e Azimut Private Debt Multistrategy (Private debt)
  2. AZ Eltif – Peninsula Tactical Opportunity (Private equity)
  3. Az Fund 1 Az Equity – Future Opportunities (Liquid Alternative)

Come sta andando il settore del Private Equity e del Private Debt in Italia? I principali protagonisti hanno di recente raccontato che cosa sta accadendo sul mercato riportando tutto sulla piattaforma online K4G, nata per iniziativa di AIFI (Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt) da cui ho tratto alcuni dati salienti.

Un settore sempre più monitorato e con dati attendibili in particolare dal 2016 da quando cioè la raccolta dei dati che si riferiscono al mercato italiano del private equity e venture capital è realizzata attraverso il database, “European Data Cooperative – EDC” che è omune alle principali associazioni di categoria europee.

Private Equity, Venture Capital e Private Debt. I dati 2020.

Nel corso del 2020 gli operatori italiani hanno raccolto 2,6 miliardi di euro contro gli 1.6 dell’anno precedente. Gli operatori che hanno fatto attività di raccolta sono stati 27, contro i 22 del 2019.

Interessante entrare nel merito della tipologia di operazioni realizzate. Al primo posto c’è l’early stage (la primissima fase di una start up “in fase pre-money” che sta ancora lavorando allo sviluppo del suo primo prodotto); segue il leveraged buyout (acquisto a debito di quota di maggioranza di una società); le operazioni di expansion sono state 40.

In termini di ammontare, invece, i buy out hanno continuato a rappresentare il comparto del mercato verso il quale è confluito la maggior parte delle risorse: (4.4 miliardi), seguiti dagli investimenti in infrastrutture (1,3 miliardi) e dal segmento dell’early stage (378 milioni).

Tutti dati che confermano la tendenza positiva del settore. Grazie a chi investe nei mercati dei capitali privati, le piccole e medie imprese possono accedere a forme di finanziamento alternative al classico canale bancario e utilizzare al meglio queste risorse per crescere, innovare e internazionalizzarsi. Un processo veramente virtuoso che mette in comunicazione diretta capitali privati, Pmi non quotate ed economia reale.