Il segreto della pianificazione patrimoniale? Giocare d’anticipo.

Trust, fondo patrimoniale, holding e patto di famiglia, contratti fiduciari, vincoli di destinazione, assicurazioni, donazioni e altri.

Sono tutti strumenti che il libero professionista, il lavoratore autonomo e l’imprenditore hanno a disposizione per proteggersi dai numerosi rischi (d’impresa e di mercato, coniugali, legali e fiscali, ecc.) che possono minacciare l’integrità e il controllo del patrimonio personale.

Si tratta di soluzioni giuridiche che, in maniera diversa, consentono di “separare” l’attività d’impresa dalla gestione (e dagli scopi) del patrimonio personale.

Un argomento, quest’ultimo, sul quale c’è spesso confusione e sul quale, invece, è necessaria chiarezza, organizzazione e distinzione.

Tutta questa materia rientra nell’ambito della consulenza patrimoniale che prevede strumenti ma soprattutto un principio: agire preventivamente rispetto alle situazioni patologiche (es. crisi di liquidità, aggressioni da parte di creditori, crisi familiari e coniugali, ecc.).

Spesso, infatti, il professionista o l’imprenditore si attiva quando la situazione di difficoltà è conclamata, aprendo così la strada a lunghi e onerosi contenziosi.

Come lavora il consulente patrimoniale?

Molto dipende dalla forma giuridica dell’impresa e dal modello di governance. In Italia, a seguito della riforma del Diritto delle Società del 2003, la governance può sostanzialmente assumere tre differenti declinazioni: tradizionale (con l’assemblea dei soci, il consiglio di amministrazione e il collegio sindacale), dualistico (controllo che è demandato a persone con competenze) e monistico (con un consiglio di amministrazione titolare della funzione deliberativa a cui è affidato la gestione dell’impresa all’interno del quale ci sono anche i manager dell’azienda).

Un altro aspetto molto importante è legato alla forma giuridica dell’impresa: individuale o società?

L’imprenditore, infatti, può esercitare l’attività anche non in forma societaria, ma come impresa individuale. In questo caso tra impresa individuale e imprenditore è davvero molto importante separare le attività d’impresa e la gestione del patrimonio personale.

Diverso è il caso quando si crea una società, ovvero quando due o più persone conferiscono beni o servizi per l’esercizio in un’attività economica per dividerne gli utili. (art. 2247 c.c.). In questo caso si può creare una società di persone (con autonomia patrimoniale imperfetta dove non c’è netta distinzione tra la posizione della società e quella dei soci) oppure creare una società di capitali (conautonomia patrimoniale perfetta e una nettadistinzione tra l’organismosocietario ed i singoli soci).

In ogni caso la principale regola del consulente patrimoniale è convincere il cliente di evitare la “navigazione a vista” bensì programmare e pianificare ogni aspetto economicamente rilevante.

L’ordinamento giuridico italiano mette a disposizione strumenti efficaci ma a una condizione: che siamo attivati per tempo.

Nessun strumento, neppure ad esempio il fondo patrimoniale, potrà mai eludere i creditori soprattutto se il debito è stato contratto in epoca precedente alla costituzione del fondo patrimoniale. Di conseguenza i beni conferiti all’interno del fondo non saranno tutelati.

Lo stesso vale per il patrimonio immobiliare. E’ totalmente inutile avviare iniziative estreme quando sul patrimonio immobiliare sono già partiti procedimenti esecutivi (o pre-esecutivi).

La prevenzione e la pianificazione sono quindi fondamenali per garantire la massima tutela del patrimonio mobiliare e immobiliare. La fase che mette in moto tutto il lavoro è l’analisi personalizzata delle esigenze, che è poi il principale compito del consulente finanziario esperto con competenze patrimoniali.