Recessione SI o NO?

La parola recessione o double-dip è presente in tutti i commenti e analisi, oltre che negli articoli di giornale.

Visto il movimento dei mercati azionari, i nuovi minimi dei tassi a lungo termine negli Usa e il recente ribasso delle materie prime è un evento che ormai è dato per scontato.
Se questo è probabilmente vero per la vecchia Europa, grazie ai politici preoccupati dei rispettivi consensi elettorali e alla BCE che per la seconda volta ha aumentato i tassi troppo presto, per gli Stati Uniti no.
 
Poco fa è uscito su Bloomberg un interessante articolo sul traffico merci su rotaia, il sistema ferroviario, considerato le distanze negli Usa, è molto più usato e efficiente che non in Europa, che riporta dei dati tutt’altro coerenti con una recessione o con un suo inizio.
Il volume ferroviario totale (escluso grano e carbone) ha raggiunto nel mese di agosto 381.831 vagoni.
Secondo i dati della Association of American Railroads queste spedizioni rappresentano la maggior parte dei materiali per la produzione industriale.
Volumi in aumento mostrano che l’economia è ancora in crescita, secondo Art Hatfield, un analista del settori trasporto di Morgan Keegan & Co.
“Noi non stiamo vedendo un calo dei volumi ferroviari che sono sinonimo di una recessione”, ha detto Hatfield. “Restiamo in un contesto di crescita lenta.”
La correlazione tra la media a 12 mesi del volume di trasporto auto-ferroviario (esclusi grano e carbone) e la media trimestrale della produzione industriale è 0.82.

Altro fattore non coerente con una recessione negli Stati Uniti è l’attuale posizione della curva dei tassi d’interesse.
Il differenziale tra i tassi a 2 anni e quelli a 10 dei treasury americani è ancora positivo, una curva meno ripida rispetto all’inizio dell’anno ma comunque non invertita come nei mesi precedenti l’inizio di una recessione.
E’ infatti quando il differenziale si trova sotto zero che il rischio di recessione (il periodo è indicato con le barre grigie) si fa concreto.

 

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