La recente debolezza dei mercati emergenti rappresenta un’opportunità d’entrata

Il motivo principale per cui investire nei paesi mergenti è sempre stato – e lo è tuttora – per cogliere le opportunità legate al ritmo sostenuto della loro crescita economica.

Sulla base delle previsioni pubblicate a gennaio 2021 dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), riviste al rialzo di recente, l’economia globale dovrebbe crescere del 5,5% nel 2021 e del 4,2% nel 2022. Più precisamente del 4,3 nel 2021 e del 3,1 nel 2022 nelle economie avanzate (Usa, Area Euro, Giappone, U.K., Canada ed altri) e del 6,3 e del 5% nelle economie emergenti.

Le migliori prospettive di crescita sembrano essere proprio nelle ‘emerging market and developing economies’ (EMDE) dell’Asia: + 8,3% nel 2021 e + 5,9% nel 2022. Le economie emergenti dell’Asia sono ovviamene guidate dall’India (che ha visto una revisione al rialzo di 2,7 punti percentuali a un +11,5% per l’anno fiscale fine marzo 2022) e Cina (+ 8,1%).

Da questi semplici dati, è già possibile notare come l’economia reale mondiale viaggi velocità ben distinte.

In quali paesi emergenti investire nel 2021-2022?

L’indice Morgan Stanley Capital International Emerging Market (indice MSCI) elenca ventisei Paesi Emergenti: Arabia Saudita, Argentina, Brasile, Cile, Cina, Colombia, Repubblica Ceca, Corea, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Filippine, Grecia, India, Indonesia, Malesia, Messico, Pakistan, Perù, Polonia, Qatar, Russia, Sud Africa, Taiwan, Thailandia, Turchia, Ungheria.

Altri fonti includono Hong Kong, Giordania, Kuwait, Singapore e Vietnam.

La cosa migliore da fare per cogliere le opportunità in questi paesi è investire in un fondo specializzato nei paesi emergenti e lasciare al gestore del fondo il compito di selezionare aziende, settori e paesi. A maggior ragione in un periodo storico come questo in cui le imprese di tutto il mondo si stanno “reinventando” con modelli di business, processi produttivi e distributivi diversi a causa della pandemia da Covid-19.

I cambiamenti all’orizzonte potrebbero essere molti.

L’impatto del virus, sempre secondo la previsione dell’FMI, andrà ad alimentare il divario tra economie avanzate e mercati emergenti.

Geoffrey Okamoto (Managing Director dell’FMI) ha dichiarato che il reddito cumulativo pro capite nei paesi emergenti e in via di sviluppo, esclusa la Cina, tra il 2020 e il 2022 sarà inferiore del 22% rispetto a quello che sarebbe stato senza la pandemia.

Che cosa succederà, invece, sulle varie piazze finanziare dei Paesi Emergenti dipende come sempre dai tradizionali fattori macro e micro economici (inflazione, conti pubblici, valuta, import-export, politiche fiscali, ecc.). Una cosa è certa. Dovrà essere attentamente monitorata anche l’evoluzione della campagna vaccinale nei paesi emergenti, nuovo ‘driver’ dei mercati finanziari.

Eventuali correzioni dei vari indici di borsa possono senz’altro essere occasioni d’acquisto per chi è fuori da questi mercati.