Le decisioni dei gestori di fondi dopo l’elezione di Trump

All’appuntamento delle elezioni presidenziali Usa i gestori di fondi d’investimento, interpellati nel solito sondaggio mensile di Bank of America Merrill Lynch, sono arrivati con un’elevata quota di liquidità nei loro portafogli pari al 5,8% (picco maggiore dal settembre 2001).
La sorpresa dell’elezione di Trump ha costretto i gestori a rivedere parzialmente le loro scelte, sposando uno scenario reflattivo, conseguenza delle attese di stimoli fiscali da parte della nuova amministrazione, riducendo repentinamente la quota di liquidità al 5%, secondo quanto risulta dall’ultimo sondaggio di metà novembre.  La quota di liquidità rimane comunque elevata e sopra la media storica, a supporto di un miglioramento del mercato azionario nel medio termine.

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L’effetto Trump si è visto soprattutto sull’obbligazionario governativo di lungo termine, con i tassi decennali Usa che hanno realizzato il maggior rialzo (+30%) in due settimane della storia, conseguenza del netto calo dei prezzi. Secondo il recente sondaggio ora una percentuale elevata dei gestori si aspettano una curva dei tassi d’interesse US molto più ripida nel prossimo anno. Si tratta del consenso più elevato degli ultimi 3 anni.
La storia c’insegna che casi simili hanno anticipato un calo dei tassi d’interesse di lungo termine nel breve termine.

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L’aumento dei tassi d’interesse US ha provocato un rally del dollaro e quindi un indebolimento delle valute emergenti, che ha pesato sulle asset class dei paesi emergenti.
Dopo l’estremo sottopeso a gennaio (il 2° più elevato nella stora del sondaggio) a -33%, dal quale i mercati azionari emergenti hanno sovraperformanto il resto del mondo, l’esposizione agli emergenti dei gestori è balzata a +31% di sovrapeso a ottobre, picco degli ultimi 3 anni e mezzo. L’elevato consensus rialzista dei gestori è stato quindi preso in contropiede dall’elezione di Trump, con conseguente netto taglio della quota di asset allocations sull’area.

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Il rialzo della borsa americana dopo l’elezione di Trump non è stato ancora sfruttato a pieno dai gestori di fondi, i quali hanno continuato a sottopesare nell’ultimo anno e mezzo le azioni US come non era stato mai fatto negli ultimi 8 anni, periodo durante il quale hanno sovraperformato il resto del mondo.

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I gestori di fondi a novembre hanno leggermente migliorato a +8% di sovrapeso le azioni Europee, dopo che da Luglio le avevano sottopesate per la 1° volta in 3 anni.

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La sottoperformance delle azioni giapponesi nel 2016 ha fatto crollare la fiducia dei gestori, spingendo il sottopeso a -8% a settembre, il minimo da dicembre 2012, prima di vederlo risalire a -5% a novembre.

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In generale la quota di asset allocation in azioni dei gestori di fondi a novembre è cresciuta di poco a +8% di sovrapeso, dopo che sui minimi di febbraio era solo a +5%. Dal 2009 una quota di azioni inferiore è stata registrata nella seconda parte del 2011 e a metà del 2012.

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Concludendo il sondaggio di BofAML di novembre ci consegna una fotografia del sentiment dei gestori, in rapporto alla storia passata, ancora prudente e molto difensiva, dato il sovrapeso della liquidità e una preferenza maggiore per le obbligazioni rispetto alle azioni.

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