Flash Crash & Panic

I mercati azionari hanno sofferto il peggior ribasso settimanale dalla crisi finanziari del 2008, ancora una volta nel mese di Agosto come nel 2011.
Dopo gli Emergenti e l’Europa hanno ceduto anche gli indici Usa, trascinati al ribasso in particolare dalle bluechips tecnologiche (Apple, Microsoft, Facebook, Google), mentre le small e mid cap hanno subito perdite inferiori.
L’S&P 500, benchmark di riferimento a cui tutti guardano, ha perso nella settimana più di 100 punti indice, l’ultima volta che era successo fu nella settimana del 10 Ottobre 2008 (minimo).

Le vendite iniziate mercoledì hanno spinto l’S&P 500 a chiudere sia giovedì sia venerdì oltre le 3 deviazioni standard dalla sua media mobile a 20 giorni. Dal 1950 si contano solo 4 precedenti simili (2 giorni di fila oltre 3 dev.st.): 12/09/1986 (minimo), 19/10/1987 (famoso Lunedi Nero – minimo), 30/03/1994 (2 giorni prima del minimo), 11/03/2004 (primo ribasso di una fase correttiva durata 5 mesi). Nei primi 3 casi l’S&P 500 ha ritestato il minimo tra le 2 e 6 settimane successive, per poi riprendere il trend rialzista.

Il “sell-off” di venerdì è stato purtroppo amplificato dalle scadenze tecniche mensili sulle opzioni, da qui le maggiori perdite sulle bluechips.
Dai rispettivi picchi massimi l’S&P 500 perde il 7,7% mentre il Dow Jones e il Nasdaq poco più del 10%. Perdite a doppia cifra anche per i principali indici azionari europei.

Venerdì è stata una giornata di capitolazione per gli investitori prendendo come riferimento i dati del mercato USA: 94% dei volumi in vendita sul Nyse oltre al  98% di azioni dell’S&P 500 che hanno chiuso in perdita.

L’eccezionalità di venerdì è tutta nel rialzo giornaliero record del VIX, il cosiddetto “indice della paura” che misura la volatilità sulle opzioni dell’S&P 500, il quale ha chiuso con un +46,97%.
Il valore del Vix è raddoppiato in soli 3 giorni come nell’Agosto 2011, dopo il downgrade sul debito Usa e in piena crisi del debito Euro, spingendosi a +78% dalla sua media mobile a 21 giorni. Una tale distanza dalla sua media nella sua storia l’ha raggiunta sempre nell’Agosto 2011 e il 6 Maggio 2010 giorno del famoso “Flash Crash” sul futures dell’S&P 500.

Immagine 6
Altro particolare sul Vix è la chiusura di venerdi che è stata del 40% superiore al prezzo del suo futures a 3 mesi, Vix a 28,03 contro Vix Fut. a 19,9.
In pratica il Vix è andato in “backwardation“, come si dice in gergo tecnico, cioè quando il prezzo cash è superiore al suo futures sulle successive scadenze.
Un tale comportamento del Vix non è infrequente, esempio negli ultimi 12 mesi si è verificato 4 volte.
Di seguito i casi e le successive variazioni dell’S&P 500 (da minimo a massimo successivo): 15/10/2014 +14,2% – 17/12/2014 +5,5% – 15/01/2015 +3,7% e 2/02/2015 +7,1%

Questa volta però il differenziale tra il Vix e il futures ha raggiunto un picco estremo come nell’Agosto 2011, ben oltre il 40%, superato solo durante la crisi finanziaria del 2008.

Immagine 1

Inevitabile che il sentiment degli operatori si deteriorasse velocemente, ad esempio il Daily Sentiment Index sull’S&P 500, cioè la quota di rialzisti tra i traders Usa, è sceso al 3%.

Inoltre, come sempre succede durante giornate di “panic selling”, i traders e gli investitori si sono buttati a comprare opzioni put (ribassiste) spingendo il Total Put/Call Ratio sul CBOE a livelli record (1,69) mentre gli etf short quotati sul Nyse, che replicano al ribasso gli indici e i settori, hanno beneficiato di volumi in acquisto record. Volumi che, come si vede dal grafico, non si erano registrati neppure durante la crisi finanziaria del 2008.

Immagine 3

Cosa attendersi a breve e medio termine? Su molti indici azionari i supporti sono stati rotti e le trendline tagliate, complicando non poco la valutazione di scelte di trading o d’investimento.

Visto quanto scritto sopra l’ipotesi alla quale do maggior credito per l’S&P 500, escludendo la ripartenza a “V” (scenario migliore) e il crollo stile post-Lehman (scenario peggiore), è lo sviluppo post ribasso Agosto 2011.
Anche allora il ribasso fu preceduto come quest’anno da una lunga fase laterale, i prezzi uscendo dal rettangolo subirono un’accelerazione ribassista accompagnata da un picco dei volumi che spinse l’S&P 500 in ipervenduto (Rsi daily > 30).
La successiva fase di stabilizzazione dei prezzi vide lo scontro tra le forze dei compratori e dei venditori, con questi ultimi che avevano dato a fine Settembre l’impressione di vincere con la rottura intraday dei minimi di agosto.
Si rivelò una classica trappola per “orsi” che anticipò la ripresa del Bull Market.

S&P500 Index

 

Da giovedi 27 e sabato 29 si terrà il Jackson Hole Symposium a cui parteciperanno i principali banchieri centrali, proprio ora che gli investitori hanno bisogno di essere rassicurati sulle sorti dell’economia mondiale e sulle politiche monetarie.
Occhio quindi a dar per finito il Bull Market.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: