Stati Uniti: flussi netti fondi azionari ai minimi

I fondi azionari non sono più il cavallo di battaglia della storica società di gestione di Boston, la Fidelity Investments. Le masse in gestione sui fondi obbligazionari e monetari hanno raggiunto la quota totale di 848,9 miliardi di Dollari, più della metà dei 1.600 miliardi Dollari che la società gestisce. Il successo di Fidelity è legato ai suoi famosi gestori “stockpickers” (selezionatori di azioni), come ad esempio Peter Lynch gestore del Magellan Fund dal 77 al 90 (+2.700% in 13 anni).
Ora Fidelity gestisce fondi azionari per 761 miliardi dollari. Nonostante il rialzo dai minimi del 2009 per l’S&P 500 che ha superato il 100%, Fidelity conferma che gli investitori privati hanno proseguito nel 2012 a prendere soldi dai fondi azionari, riversandoli sui fondi obbligazionari/monetari, al primo accenno d’indebolimento del trend rialzista degli indici azionari o di crisi.
Nei primi 7 mesi del 2012, gli investitori americani hanno riscattato 40,4 miliardi di Dollari dai fondi azionari statunitensi, mentre i fondi obbligazionari hanno beneficiato di una raccolta netta di 144,2 miliardi di Dollari, secondo i dati dell’ICI.
I recenti dati hanno quindi quasi azzerato il flusso netto di capitali entrati nei fondi azionari Usa registrato tra il 2000 e il 2006, nello stesso tempo il flusso netto cumulato sui fondi obbligazionari ha raggiunto un nuovo record.
In casa Fidelity si è assistito allo stesso fenomeno, i fondi obbligazionari nei primi 7 mesi hanno attirato 18,3 miliardi dollari al netto dei rimborsi. Nello stesso periodo, i fondi azionari di Fidelity hanno registrato deflussi netti per 3,6 miliardi di Dollari.
Il costante calo dei rendimenti a lungo termine, non solo sui titoli del tesoro Usa, ma anche sui titoli legati ai mutui (mortgage bonds) e sui titoli corporate, grazie alle politica monetaria della Fed, ha alimentato fino ad ora un costante trend rialzista dei prezzi.
Siamo arrivati però ora a un punto in cui l’investimento obbligazionario, per non parlare di quello monetario, offre agli investitori americani rendimenti reali, al netto dell’inflazione, ai minimi storici.
Il grafico seguente rappresenta il differenziale, ora negativo, tra il tasso del Treasury decennale e le stime sull’inflazione sempre a 10 anni.
Nel 2007 il T-Note Usa offriva il 2,57% di rendimento reale positivo mentre ora -0,90%. In pratica significa che un detentore di un titolo decennale Usa perderà nei prossimi 10 anni sul suo capitale, se le condizioni rimarranno tali, lo 0,90% all’anno.
Quanto tempo impiegheranno gli investitori americani a capire la totale assenza di valore nell’investimento obbligazionario?
L’avversione al rischio, dopo 2 bear market e la peggiore crisi finanziaria dal dopo-guerra, probabilmente non scomparirà velocemente, ma il confronto con quanto successo a fine anni 90 sull’investimento azionario, comprato nonostante i multipli elevati, spinge a dire che le aspettative degli investitori saranno anche questa volta disattese.

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