Cina a sconto

Il più importante parametro fondamentale, il rapporto prezzo-utili (Price/Earnings), sulle aziende cinesi indica che queste si trovano in una condizione di sottovalutazione assoluta storica.
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Facendo poi il confronto tra la valutazione del mercato azionario cinese con quella dei mercati emergenti, si scopre che il primo è sottovalutato anche in termini relativi.
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Nel mese di ottobre i dati economici cinesi si sono stabilizzati, conseguenza in primis di una espansione del credito e una politica monetaria più espansiva (riduzione delle riserve minime delle banche) attuata nei mesi precedenti.
Il momentum sui dati economici cinesi suggerisce che la variazione annua del Pil, dopo un prolungato calo dai picchi massimi del 2009 sopra 12%, è destinata a riprendersi.
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Dato che il tasso annuale dell’inflazione è atteso fluttuare tra l’1,9% e il 3%, rimanendo quindi moderata, è lecito attendersi ulteriori politiche espansive da parte della People’s Bank of China (PBoC).
Dal punto di vista tecnico vale la pena evidenziare che le blue-chips cinesi (classe H – le più liquide e trasparenti) quotate a Hong Kong, comprese nell’indice China Enterprise, hanno già fornito, su base settimanale, ottimi segnali d’inversione del trend ribassista:
1) taglio trendline ribassista passante sui massimi d’inizio 2012
2) cross media mobile 10 settimane (equivalente a 50 giorni) sopra media mobile 40 settimane (equivalente a 200 giorni)
Inoltre la forza relativa dell’indice cinese rispetto al mercato azionario mondiale ha tagliato la trendline ribassista di lungo termine, dopo che aveva sfiorato i minimi di fine 2008.
L’indice Hang Seng China Enterprise è replicato dall’etf  Lyxor Etf China quotato alla borsa di Milano.

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