C’è da fidarsi degli Strategist di Wall Street?

Il mese di maggio si sta per concludere con l’S&P 500 che per ora subisce una perdita di quasi il 5%.
La progressiva avversione al rischio degli investitori è stata assecondata, o forse accelerata, dalla prudenza degli strategist di Wall Street, i cosiddetti “guru” delle principali banche d’affari Usa a cui mensilmente viene richiesta l’asset allocation ideale tra azioni, obbligazioni e liquidità.
Circa due settimane fa, la rilevazione di questo dato ha mostrato un ulteriore calo della quota in azioni, la quale ha raggiunto quota 52%.
Per ora la maggior prudenza ha dato loro ragione, ma anche dopo una valutazione sommaria del seguente grafico, che sovrappone la quota in azioni rispetto all’S&P 500, si scopre che il valore aggiunto degli strategist negli anni è stato negativo anziché positivo. Infatti, la quota in azioni consigliata, in presenza di minimi o massimi di lungo termine sul mercato azionario Usa, ha coinciso con valori estremi.
La suddetta affermazione è risultata particolarmente vera sopratutto prima di forti movimenti rialzisti, come nell’autunno del 1997 o nel marzo-aprile del 2009.
In questo momento, gli strategist Usa consigliano la percentuale più bassa in azioni degli ultimi 15 anni, corrispondente appunto a quella del 1997 e d’inizio 2009.
Dal punto di vista “contrarian” la recente riduzione della quota in azioni, scesa di 10 punti percentuali dal picco di dicembre 2011, è ancor più importante in quanto è pari a quella sperimentata dalla primavera del 2008 al marzo 2009, quando l’S&P 500 perse più del 30%, mentre ora da dicembre 2011 è in leggero guadagno.

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