I gestori di fondi tornano sul rischio

Dall’ultimo sondaggio mensile condotto da BofA Merrill Lynch Research e pubblicato il 17 gennaio, cui hanno partecipato 286 gestori mondiali (in prevalenza USA) per un patrimonio totale in gestione di 818 miliardi di dollari, emerge una rinata fiducia e ottimismo sulle prospettive dell’economia mondiale e di conseguenza una maggiore propensione al rischio.Il rally messo a segno dagli indici mondiali dall’inizio dell’anno è, infatti, frutto di un riposizionamento dei gestori mondiali verso l’asset class azionaria.

Il differenziale tra chi ritiene che l’economia mondiale sia destinata a peggiorare nei prossimi mesi e chi no è crollato al 3% contro il 27% di dicembre.
Il maggior miglioramento in termini di differenziale netto riguardo alle prospettive economiche dal maggio 2009.

La percentuale di cash (liquidità) nei portafogli è tornata ai livelli pre-crisi del Luglio 2011, al 4,4% dal 4,9% di dicembre.

Nonostante la riduzione della liquidità in portafoglio i gestori mondiali mantengono un’impostazione ancora difensiva, infatti, il differenziale tra chi si assume un livello di rischio in portafoglio inferiore al normale, è ancora positivo seppure in calo al 33% dal 42% di dicembre.

L’approccio ancora difensivo è in buona parte dovuto al rischio geopolitico percepito dai gestori mondiali, i quali lo considerano superiore al normale nel 69% del campione contro il 48% di dicembre.
Gli indici e i settori azionari che hanno beneficiato maggiormente della riduzione di liquidità nei portafogli sono stati: il mercato Usa, i settori ciclici di alta qualità come l’energia e la tecnologia.

Nonostante le attese di un miglioramento globale dell’economia i gestori si mantengono scettici sulle prospettive del mercato azionario europeo ed in particolare sul settore finanziario europeo.

E’ migliorata la fiducia sulle capacità di generare utili da parte delle aziende quotate, di cui si prevede un aumento degli investimenti.  Secondo i gestori partecipanti al sondaggio il 55% afferma che le aziende stanno investendo al di sotto del loro potenziale, la lettura più elevata da 10 mesi a questa parte.

Rimane il divario tra gli Stati Uniti e l’Europa quale luogo da preferire per gli investimenti azionari.
Il differenziale tra chi stima utili migliori per le aziende Usa rispetto al resto del mondo ammonta al 56% contro il 50% di dicembre. Prudenza invece sull’Europa, dove il differenziale di chi aspetta utili peggiori rispetto al resto del mondo si mantiene elevato, il 70% contro il 72% di un mese fa.

Questa maggior sicurezza dei gestori sulle aziende Usa si è trasformata in un aumento del sovrappeso delle azioni Usa, il differenziale tra i gestori che le sovra-pesano e quelli che le sotto-pesano è cresciuto al 28% dal 23% di dicembre.

I gestori che sotto-pesano le azioni Europee rispetto a quelli che le sovra-pesano sono calati al 31% netto dal 35% di dicembre, rimanendo il secondo valore più basso della storia del sondaggio.
Pur rimanendo la tecnologia il settore preferito, i gestori americani sono meno pessimisti sulle banche Usa.
Il ritorno d’interesse dei gestori americani sulle banche non si è riscontrato tra i gestori europei verso le banche europee. Il differenziale netto dei gestori americani che sotto-pesano le banche in portafoglio è calata al 16% dal 32% di dicembre, al contrario i gestori europei hanno aumentato il loro sotto-peso verso le banche al record del 50%.

Dal punto di vista del sentiment il dato migliore che poteva uscire dal sondaggio è l’ulteriore calo della leva finanziaria nei portafogli degli hedge funds, scesa al 1,22 dal 1,44 di dicembre, il dato più basso degli ultimi 17 mesi (agosto 2010).

Che indicazioni dal punto di vista “contrarian” si possono trarre dal recente sondaggio?
E’ evidente che il sotto-peso dei gestori mondiali sul mercato azionario Europeo, complice la crisi dei debiti sovrani, oltre che degli stessi gestori europei sul settore finanziario, è il terreno più fertile per avvere nei prossimi mesi delle sorprese positive sugli indici dell’Area Euro rispetto a quelli Usa.

Il differenziale di performance, calcolato in Euro, dell’S&P 500 da 2 anni a questa parte ha superato il 30% rispetto al DJ Eurostoxx 50 e addirittura il 60% in confronto all’indice della Borsa Italiana.

Un differenziale che nelle ultime settimane si sta restringendo soprattutto a vantaggio del mercato azionario italiano.

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