Quanto rischiano gli investitori privati americani?

In questo periodo di elevata volatilità dei mercati azionari, con i supporti e le medie mobile di lungo termine sotto pressione, è il caso di dare un’occhiata alla propensione al rischio degli investitori privati americani.L’associazione AAII (American Association Individual Investors) famosa per il sondaggio settimanale sul sentiment, raccoglie anche i dati dell’asset allocation degli associati nelle principali asset class: azioni, obbligazioni e monetario.
Ovviamente la quota in azioni è quella più importante da seguire, soprattutto come si posiziona rispetto alla media storica.

Il grafico seguente mostra appunto la “deviazione” dalla media storica, nei 25 anni di storia dei dati, della quota in azioni detenuta in portafoglio.
Trovandosi sulla linea dello zero scopriamo che la quota in azioni è ora allineata alla media storica.

Le migliori opportunità per acquistare azioni, coincidenti con il termine di un Bear market, ci sono state quando la quota in azioni ha deviato dalla media ben oltre il -15% (1990, 2003 e 2009).Il top Bull market nel 2000 fu raggiunto con una quota in azioni del 78%, +18% rispetto alla media, mentre nell’estate del 2007 fu sufficiente un “deviation” del 10%, livello raggiunto più volte nei 4 anni precedenti.

E’ evidente dal grafico che 2 Bear market (per un totale di quasi 5 anni su 10) dal 2000 ha in assoluto ridotto la propensione al rischio degli investitori americani, i quali nonostante un rally del 100% dai minimi di marzo 2009 non hanno mai spinto la “deviation” sopra quota 5%.

 

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