Le probabilità (elevate) di un ribasso anche in un anno positivo

Senza accettare il rischio (volatilità) dei prezzi non vi è la possibilità di ottenere risultati positivi nel tempo da un investimento in azioni, sempre che sia diversificato e globale. Questo è una verità con cui tutti i risparmiatori/investitori devono convivere.
Dal dopo guerra l’indice azionario di riferimento per eccellenza, l’S&P 500, ha sperimentato dei ribassi contenuti (tra il 5% e il 10%) almeno una volta l’anno, in media una correzione (dal 10 al 20%) ogni 2,8 anni e un “bear market” (ribasso superiore al 20%) almeno ogni 4,7% anni.

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Inoltre, l’S&P 500 ha sofferto una perdita dal valore d’inizio anno nell’83% degli anni in cui ha poi chiuso con un risultato finale positivo.

Qualcuno potrebbe rispondere che non vi è nessuna novità di quanto scritto, abbiamo scoperto l’acqua calda. E’ vero ma a quanto pare i risparmiatori tendono a dimenticare che per raggiungere con l’azionario un guadagno è necessario passare per una perdita momentanea.

La media di questo ribasso dell’S&P 500, sempre dal dopo-guerra, rispetto al suo valore d’inizio anno è stata del -4,4%.

L’S&P 500 è riuscito a recuperare perdite da inizio anno tra il 10% e il 20% in 4 casi (1947, 1948, 1984, e 2016), e ribassi superiori al 20% in altri due (1970 e 2009).

La maggioranza dei suddetti recuperi, il 70%, è stato realizzato nel 1° trimestre dell’anno, con quasi 1/3 dei ribassi che si sono manifestati nel solo mese di gennaio.

Nei rimanenti trimestri dell’anno il recupero dei ribassi si è concretizzato nel 16% nel 2° trimestre, nel 9% nel 3° trimestre e infine nel 5% nell’ultimo.

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Estratto dal report Sam Stovall, Chief Investment Strategist di CFRA Research, del 17 gennaio 2017

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