Il costo del “Market Timing”

Il “Market timing”, cioè entrare e uscire dal mercato azionario, oltre ad essere una strategia difficile da applicare ha un costo per l’investitore che lo applica

Il costo è la perdita di una parte significativa della crescita del mercato azionario nel lungo termine. Il grafico seguente confronta la crescita di 10.000 dollari investiti sull’S&P 500 dal 1990 al 30 Giugno 2015, dividendi compresi, rispetto ad un pari investimento che però ha avuto la sfortuna di perdersi i 10 maggiori rialzi registrati nello stesso periodo.

Aver saltato solo 10 giorni in 25 anni (6.300 giorni di borsa) ha comportato un guadagno dimezzato rispetto a rimanere sempre investiti.

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La tendenza di molti investitori è quella di ridurre il peso dell’azionario nel portafoglio quando i prezzi diventano molto volatili, in seguito all’ansia e la paura di vedersi sfumare i precedenti guadagni o parte del capitale investito.
Ma la storia anche recente c’insegna che è proprio dopo periodi di forte volatilità o dopo un ribasso, la cui fine per un investitore è difficile da prevedere, fanno seguito giornate con variazioni positive superiori alla media. Ebbene perdersi queste ultime comporta perdersi una fetta importante della crescita nel lungo termine.

La seguente tabella, riferita a un periodo più limitato, conferma quanto sopra.
Più sono i giorni che si stà fuori dal mercato e maggiore è il rischio di guadagnare molto meno della performance complessiva del mercato stesso.

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Cambiando indice i risultati non cambiano. Ad esempio nel caso dell’indice azionario della borsa di Londra un investimento detenuto negli ultimi 10 anni, abbastanza magri in termini di performance, sarebbe stato abbastanza negativo se si perdevano i 10 o i 20 giorni migliori.

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A questo punto è il caso di ricordare che secondo gli studi di Roger Ibboston, fondatore dell’omonima società acquisita nel 2006 da Morningstar, il fattore determinante ai fini della performance nel lungo termine di un portafoglio non è il “market timing” ma l’asset allocation, cioè la diversificazione nelle diverse asset class.

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